
Dal nuraghe al cappotto termico
Una storia di 4000 anni
Quando si parla di materiali innovativi per la bioedilizia, raramente si pensa che la soluzione più moderna abbia, in realtà, quattromila anni.
In Sardegna, nei resti dei Nuraghe — le antiche costruzioni megalitiche risalenti a oltre 4.000 anni fa — sono ancora visibili tracce di lastre di sughero utilizzate come copertura. I nostri antenati avevano già intuito ciò che la scienza moderna avrebbe poi confermato con dati e misurazioni: il sughero mostra una notevole resistenza al passare del tempo, come testimoniano i resti dei tetti in lastre di sughero dei Nuraghe sardi.
Un Materiale che Ha Attraversato le Civiltà
La storia del sughero come materiale costruttivo non è un episodio isolato. Già seimila anni fa il sughero era impiegato nelle civiltà dell’Egitto e della Mesopotamia, e successivamente Romani e Fenici ne scoprirono l’utilità non solo come tappo per le anfore, ma anche come isolante e materiale decorativo.
Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, documentò l’uso del sughero in diverse applicazioni dell’epoca romana, riconoscendo le proprietà di un materiale che offriva comfort e riparo alle antiche abitazioni del Mediterraneo. Greci e Romani lo impiegavano per sigillare, impermeabilizzare e isolare gli ambienti, sfruttando le sue naturali proprietà termoisolanti e idrorepellenti.
Anche nel Nord Africa la tradizione costruttiva non si è mai interrotta: grazie alla sua bassa conducibilità termica, il sughero veniva già utilizzato nella costruzione delle case, un’abitudine che il Nord Africa osserva ancora oggi. In Europa, i monaci medievali rivestivano le pareti delle stanze con sughero per proteggerle dal freddo invernale e dal caldo estivo — un uso che anticipa, con secoli di anticipo, i moderni sistemi di isolamento a cappotto.
Il Declino e la Rinascita
Come spesso accade ai materiali naturali, il sughero ha conosciuto anche fasi di oblio. Tra il Cinquecento e l’Ottocento il suo utilizzo rimase limitato a contesti rurali; solo verso la fine del XIX secolo, con lo sviluppo industriale, trovò un’applicazione più sistematica come isolante, grazie anche alla nascita del sughero agglomerato. Negli anni Trenta del Novecento si diffuse poi il sughero espanso, un prodotto interamente naturale.
L’arrivo degli isolanti sintetici, più economici, ne ridusse temporaneamente l’impiego. Ma oggi, il sughero è tornato protagonista nella bioedilizia, rivalutato per le sue qualità ecosostenibili — questa volta non per mancanza di alternative, ma per scelta consapevole.
Perché il Sughero Funziona Ancora Oggi
Dietro a quattromila anni di utilizzo c’è una ragione molto semplice: la struttura biologica del sughero non ha bisogno di essere reinventata, solo compresa.
Isolamento termico naturale. La sua struttura cellulare, fatta di milioni di celle chiuse piene d’aria, gli conferisce una conducibilità termica estremamente bassa — la stessa proprietà che proteggeva le case del Nord Africa e i monasteri medievali.
Comportamento ignifugo. Lo strato di sughero protegge il tronco dalle fiamme, carbonizzando in superficie e preservando la parte vitale dell’albero in caso di incendio senza comprometterne le funzioni — una caratteristica che lo rende oggi tra i materiali isolanti più sicuri in caso di incendio.
Traspirabilità e controllo dell’umidità. Grazie alla sua traspirabilità, il sughero previene la formazione di condense e migliora il microclima interno degli edifici, un principio che spiega perché resista così bene anche in ambienti umidi nel corso dei secoli.
Durabilità senza tempo. Oltre a essere un materiale ecocompatibile e a basso impatto ambientale, il sughero si distingue per la sua durabilità e resistenza nel tempo, garantendo agli edifici maggiore longevità e minor necessità di manutenzione — la stessa qualità che ha permesso ai tetti dei Nuraghe di attraversare i millenni.







